Società usa e getta

Oggi quasi tutto quello che ci circonda è usa e getta. Ma come siamo arrivati fino a questo punto? Come è iniziato tutto? 

 

E’ il lontano 1827 quando a Troy (USA) viene ideato il primo oggetto monouso: un colletto removibile, creato da una casalinga, Hannah Montague, stanca di dover lavare il colletto al marito: decide di tagliarlo per lavarlo a parte e infine  ricucirlo. 

Esso venne in seguito commercializzato, creando un’industria di grande successo (tanto che in meno di cinquant’anni ne erano stati prodotti più di 150 milioni) ed è nota ancora oggi come “collar city“.

 

Da questo evento ne seguirono molti altri, tanto da venirsi a creare un vero e proprio commercio mondiale di oggetti monouso, soprattutto finalizzati a ridurre i carichi del lavoro domestico. 

Nell’immagine si vede il Primo ministro inglese Neville Chamberlain alla Conferenza di Monaco del 29 settembre 1938, il quale indossa un colletto staccabile ad alette anteriori.

 

Il concetto di società usa e getta viene introdotto per la prima volta nella rivista Life nel ‘55, con un piccolo articolo su un nuovo modo di vivere chiamato “throwaway living”. Sicuramente è molto radicato in noi, soprattutto da quando c’è stato il grande boom della plastica. A partire dalla Bakelite (prima plastica completamente sintetica), per poi passare al PVC, Cellophane, nylon. Poi negli anni dopo il secondo dopoguerra c’è stato un boom delle fibre sintetiche e del polietilene. 

Questa è l’immagine che nella pubblicazione del ‘55 accompagnava la descrizione dell’articolo. Si vede una coppia con una bambina che lanciano felici una serie di oggetti monouso che a quei tempi erano delle novità: bicchieri e posate di plastica, tovaglioli e bicchieri di carta, sacchetti della spazzatura… Secondo l’articolo in questione, ogni oggetto raffigurato “si sarebbe lavato in meno di 40 ore: usalo solo una volta e poi buttalo”. 

 

E’ curioso notare come per intendere il termine “monouso” fosse utilizzato all’inizio l’aggettivo “disposable” , che aveva il significato simile a “non indispensabile” (assumendo il significato di “qualcosa che può essere gettato dopo l’uso” nel 1943, sostituendo l’aggettivo throw-away). 

E pensare che il monouso è diventato purtroppo indispensabile per molte cose … 

evidentemente non sono così “non necessari” come si credeva all’inizio. 

 

Quasi senza accorgercene dagli strofinacci o i tovaglioli in stoffa si è passati a quelli di carta, così come per i fazzoletti, contenitori, salviette, buste della spesa … Purtroppo questa economia sta inevitabilmente andando a collidere con ciò che ci può offrire il nostro pianeta.

 

Ma perché tutto questo è iniziato?  Il motivo è semplice! I prodotti usa e getta sono stati inventati  in modo tale da poter creare nuovi posti di lavoro, infatti si riteneva che più oggetti fossero stati prodotti più sarebbe stato necessario avere un maggiore numero di dipendenti.  Sicuramente, partendo con l’obiettivo di risolvere problemi reali e semplificare molte cose, l’idea del monouso è stata sfruttata per questioni  di massa ed economiche, usando come ragione principale il risparmio di tempo e denaro per prodotti per la casa. 

Come dimenticare la storica pubblicità del Moplen del Carosello?

 

https://youtu.be/PNCpF4K–Fs Pubblicità

 

Come ho appena detto il fattore economico è molto incisivo, basti pensare che la produzione di plastica è molto più conveniente di quella del vetro (e infatti ora, quasi tutte le bottiglie in circolazione sono di plastica) e quindi si preferisce continuare su questa linea poco ecologica che giova di più alle tasche di pochi e alle isole di plastica negli oceani.

Penso che uno sviluppo tecnologico debba correre di pari passo con uno sviluppo della responsabilità. 

Mi sento come se ci trovassimo costretti a rincorrere le novità, comprare l’ultimo modello e scartare tutto quello che è passato o non va di moda. Un continuo proiettarsi al domani dimenticando ciò che è successo ieri. 

Penso che questa società usa e getta, sicuramente più dinamica, pur nascendo da questioni puramente pratiche, possa poter trasmettere anche questo messaggio, oltre che all’evidente problema ecologico; cioè quello di quasi disprezzare quello che è passato. Pensare sempre troppo avanti. E’ per questo che dico che questa società ci può rendere schiavi.

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