La Bottega dei Suicidi

La bottega dei suicidi, un film d’animazione francese del 2012 scritto e diretto da Patrice Leconte, rappresenta una lettura esasperata della vita in chiave comico-tragica.

 

In una triste e grigia città francese, abitata da corpi vuoti e ciondolanti privi di ogni desiderio di vivere, e dove il tasso dei suicidi è molto elevato, la famiglia Tuvache gestisce la Bottega dei Suicidi, negozio nel quale è possibile trovare tutto l’occorrente per togliersi la vita.

Gli affari della famiglia, composta dai due genitori e i figli Vincent (come Vincent Van Gogh, morto suicida) e Marilyn (come Marilyn Monroe, anch’ella morta suicida), vanno a gonfie vele per un lungo periodo, fino alla nascita del terzo figlio, Alan (come Alan Turing, il quale mangiò una mela dopo averla immersa nel cianuro). Questo bambino, nato con il sorriso stampato sul volto e con l’ottimismo tipico dei bambini, sarà l’unico neo nel sistema.

Lo scarso sviluppo psicologico dei personaggi, che tendono ad essere piatti e rappresentare la depressione, per quanto riguarda la popolazione, e una scintilla di gioia nel buio per quanto riguarda Alan, è una chiara esasperazione volta ad evidenziare la metafora che costituisce l’intera animazione.

Questo cartoon, nella sua inquietante forma, rappresenta uno stravagante inno alla vita: il luminoso sorriso di un bambino è in grado di portare decine di persone a credere che forse non tutto è perduto.

Questo messaggio si traduce facilmente nella situazione che stiamo vivendo ora: il Covid-19 ci ha strappato dalle mani molti aspetti delle nostre vite, ed è ormai un anno che viviamo tra privazioni e divieti.

Non è normale rimanere chiusi in casa per mesi; non è normale ricevere il divieto di abbracciare gli amici, fare una vacanza, andare in discoteca, andare a scuola. Non è normale, e l’effetto che questa situazione ha sui giovani dal punto di vista psicologico ed emotivo è in molti casi devastante, con una percentuale spaventosa di ragazzi depressi, che riempiono gli studi di psicologi e psichiatri.

Dopo mesi di lockdown, in una situazione di cui non si riesce a vedere la fine, è complesso decidere ogni giorno di trascorrere il tempo con un sorriso sul volto, di essere soddisfatti della propria vita.

Il nostro pianeta, in questo momento di colori affini alla città francese del film, sembra essere sprofondata nella paura, nella depressione, un’arresa davanti al grigiore della vita lontano dai cari; ma proprio come Alan riesce con il suo sorriso a migliorare la giornata delle persone che gli stanno intorno, così accade per noi.

Molti dei commenti relativi al film hanno associato la depressione della cittadina al mondo di oggi, evidenziando nella loro tesi il ruolo fondamentale che i social media hanno nello sgretolamento della serenità dei giovani; io mi trovo però in disaccordo con questa lettura.

Sono i gesti piccoli e quotidiani che ad ognuno di noi mancano: il calore di un abbraccio, un sorriso non coperto dalla mascherina, una serata con gli amici.

La potenza di un sorriso, di una chiamata inaspettata, di un regalo incartato con amore spedito per posta, di un messaggio di conforto, è spesso troppo sottovalutata, e sotto questo aspetto sono fermamente convinta che i social siano un’ancora di salvezza: l’amica che ti tagga in un Tik Tok divertente, un messaggio dolce, una chiamata fatta di risate, lo studio insieme su Skype il pomeriggio.

I social stanno salvando migliaia di persone in un periodo come questo, permettendo l’incontro virtuale con persone da tutto il mondo, dando la possibilità di restare in contatto con gli amici tutto il tempo, e sottraendoci dalle fredde grinfie della solitudine sempre appostata dietro l’angolo di casa nostra.

Il messaggio che il film d’animazione “La Bottega dei Suicidi” vuole passare è quello che analogamente alla tristezza, anche la gioia è contagiosa: se ognuno di noi si impegna ogni giorno a infondere un messaggio di speranza, piccolo o grande che sia, a dire un “ti voglio bene”, ad offrire una piccola fiammella di gioia quotidiana, riusciremo a sopravvivere a questa situazione provante con solo qualche graffio e ferita.

 

Anche se il timore avrà sempre più argomenti, scegli la speranza”.
(Lucio Anneo Seneca)

 

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