L’importanza psicologica della musica

Dodici note. Spazi infiniti, tempi e luoghi indefiniti. Delle mani che sfiorano le corde di una chitarra o i tasti di un pianoforte. O semplicemente un paio di auricolari e una playlist.

La musica è parte di ognuno di noi, e lo è sempre stata fin dalle origini, per qualche motivo che nonostante varie ricerche scientifiche non è ancora completamente chiaro.

La musica ha la capacità di evocare dei ricordi, delle emozioni passate, anche inconsciamente, provoca emozioni: felicità, tristezza, euforia, nostalgia, o anche una combinazione di essi.

Si ritiene che la musica provochi delle risposte dall’organismo e la mutazione di ritmi non solo psicologici ma anche fisici. Questo viene usato dalla musicoterapia, un particolare tipo di terapia che usa la musica per la riabilitazione o l’educazione.

La musica può essere molto utile, quindi, anche a livello psicologico: può a aiutare a gestire la rabbia o la tristezza, a mantenere il buon umore, o a risollevarti dopo una giornata pesante, perchè provoca piacere mentale e fisico. In generale ascoltiamo musica perchè “ci fa stare bene”, senza saper definire esattamente un motivo.

Nonostante ci siano delle reazioni che provoca in tutti, la musica è molto soggettiva: a ognuno di noi piacciono generi e artisti diversi, e lo stesso brano può essere diverso per due persone che lo ascoltano, ed evocare immagini e sensazioni differenti; una stessa persona può avere gusti musicali molto vari.

Spesso ci si può riconoscere nella musica che si ascolta, come se fosse l’ombra dell’anima, del carattere, della personalità; è frequente che un pezzo che ci piace particolarmente esprima dei concetti che non saremmo in grado di dire solo a parole.

Il mondo della musica è molto vario e complesso da comprendere, forse perchè tra le vari arti questa è quella che si avvicina di più al “soprannaturale”, che ci eleva sopra le nuvole e che allo stesso tempo arriva nelle profondità più oscure e ignote dell’animo.

 

“La musica era il mio rifugio. Ho potuto strisciare nello spazio tra le note e dare la schiena alla solitudine.”

(M. Angelou)

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