Attacchi di panico: cosa sono e cosa fare

Purtroppo, soprattutto durante questa pandemia, sempre più ragazzi si trovano ad affrontare elevatissimi stati d’ansia che a volte sfociano in dei veri e propri attacchi di panico. Avendone sofferto per anni e dovendo ancora oggi interfacciarmi spesso con questa scomoda realtà, ho pensato di formulare una piccola guida riassuntiva con la quale spero di agevolare l’informazione su questo argomento, spesso male interpretato, e fornire qualche consiglio nonché solidarietà a chi ne soffre.
Prima di iniziare tuttavia credo sia importante ricordare che ciò che segue non deve e non può sostituirsi alla valutazione di uno specialista: si tratta di dati attendibili ma prevalentemente basati sulla mia esperienza, è quindi possibile che non vengano citati casi particolari o molto specifici; del resto si tratta di esperienze estremamente personali, le cui reazioni variano molto da persona a persona.

La definizione di un attacco d’ansia

Per attacco d’ansia si intende uno stato di intenso nervosismo durante il quale si è convinti di trovarsi in pericolo, si è esposti ad un massiccio e costante flusso di pensieri sui quali spesso non si ha controllo, e si può sperimentare una leggera paranoia. Gli attacchi d’ansia sono caratterizzati da sintomi fisici generalmente lievi ma che possono persistere anche per ore.

La definizione di un attacco di panico

Durante l’attacco di panico il soggetto sperimenta un’intensa paura di morire, impazzire, svenire o perdere il controllo, accompagnata da sintomi fisici spesso molto intensi, tanto che in certi casi vengono confusi per attacchi d’asma o infarti. Gli attacchi di panico tendenzialmente non durano più di 20 minuti ma possono essere preceduti nonché seguiti da intensi stati di ansia e molto spesso durante il loro apice la persona in questione sarà certa di essere in grave pericolo.
Gli attacchi d’ansia e di panico hanno sintomi fisici abbastanza riconoscibili che si presentano con maggiore frequenza e intensità durante gli attacchi di panico. I più comuni sono:
– tremori (tic in certi casi)
– tachicardia
– dolori al petto, crampi in generale
– nausea (vomito in certi casi)
– iperventilazione (svenimento in certi casi)
– difficoltà a respirare e deglutire
– sudorazione
– vampate di calore/freddo improvviso
– vertigini
– derealizzazione (sensazione di non essere reale, staccato dal proprio corpo, come se ci si stesse guardando dall’esterno)

Perché accadono?

Le motivazioni possono essere innumerevoli e in alcuni casi sono sintomo di disturbi psichiatrici, è quindi consigliabile consultare uno specialista se gli episodi si manifestano con regolarità. In linea generale e mettendo da parte le cause patologiche tuttavia, gli attacchi d’ansia e di panico sono spesso sintomo di un forte disagio psicologico che il soggetto non ha avuto modo di elaborare completamente o in modo corretto; è, in parole povere, una valvola di sfogo di emozioni e pensieri repressi o di cui non si era a conoscenza ma che necessitavano una via di fuga.

Cosa fare se mi accorgo di avere un attacco di panico?

– Trovare un posto più tranquillo possibile e sedersi;
– tenere a mente che è temporaneo: per quanto spaventosi, questi eventi passano e soprattutto non minacciano in alcun modo la vita di chi ne soffre;
– chiedere aiuto a qualcuno di cui ci si fida: non sentirsi soli aiuta ad acquisire sicurezza;
– in caso di forte iperventilazione o tachicardia respirare dentro un sacchetto di carta;
– trovare qualcosa che riesca a sfogare la tensione:
– se si presentano tremori o tic non tentare di contrastarli: spesso sono un modo in cui il nostro corpo cerca di scaricare la tensione fisica;
fare esercizi di respirazione, il più comune consiste nell’inalare l’aria dal naso per circa 4 secondi, trattenerla qualche istante, ed espellerla dalla bocca per altri 4 secondi;
– piangere: analogamente ai tremori, aiuta a disperdere la tensione in questo caso emotiva
parlare a qualcuno di come ci si sente;
– camminare: può aiutare a stabilizzare il battito cardiaco e distrarre la mente;
– fare esercizi che non coinvolgono la respirazione volti a spostare l’attenzione su qualcos’altro, come elencare ciò che si vede attorno a se ad alta voce o, se ne si ha la possibilità, prendere in mano del ghiaccio oppure mangiare una fetta di limone.

Cosa fare se mi accorgo che qualcuno che conosco sta avendo un attacco di panico?

– Non andare in panico! Evitare quindi sguardi preoccupati, parlare piano e scandire le parole, mostrarsi sicuri e tranquilli: molto spesso, se chi sta avendo un attacco di panico ha l’impressione che anche chi ci gli sta di fronte è nervoso, lo stato di agitazione aumenta;
– aiutare la persona a trovare un posto tranquillo, soprattutto se si è in pubblico;
– non lasciare mai la persona da sola;
– chiedere alla persona in difficoltà come si può aiutare, preferendo domande a cui è possibile rispondere solo si o no (ad esempio: Vuoi parlare di ciò che ti preoccupa? Hai bisogno di distrarti? Preferisci stare da sol*? Vuoi fare alcuni esercizi di respirazione insieme?).

Bisogna comunque tenere a mente che alcune persone potrebbero non essere in grado di comunicare o addirittura disprezzare la compagnia e il contatto fisico di qualcuno: in questi casi è necessario non interpretare il loro atteggiamento come scostante o arrabbiato nei propri confronti, bensì lasciare loro il proprio spazio.
Va inoltre ricordato che, soprattutto gli attacchi di panico, sono molto stancanti fisicamente in quanto i muscoli si contraggono e si è esposti ad un considerevole stress fisico, quindi nella maggior parte dei casi chi ha appena sperimentato una simile situazione non sarà in grado di riprendersi completamente subito dopo.

 

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