Il transfemminismo

In questi giorni mi è capitato di imbattermi nel termine transfemminismo, riguardo al quale avrei piacere di ragionare, cogliendo l’occasione per condividere alcuni miei pensieri riguardo al femminismo in generale.

Tuttavia, prima di illustrare la mia tesi ed esprimere la mia opinione, ci terrei a chiarire le definizioni dei termini che citerò in modo tale che sia chiaro ai miei lettori il significato con cui userò determinate parole, in quanto il femminismo è un movimento estremamente complesso e sfaccettato. Secondo il vocabolario Treccani il femminismo è un movimento il cui scopo consiste nel raggiungere l’uguaglianza tra le donne e gli uomini dal punto di vista sociale economico e politico, nonché l’abolizione dei ruoli di genere femminili. Data questa come definizione vera e propria del termine, vorrei riportare anche la definizione con cui personalmente ho sentito parlare del femminismo più di recente, soprattutto sui social media: il femminismo è un movimento il cui obbiettivo è l’uguaglianza di genere in senso lato.

In entrambi i casi comunque non si parla di una volontà da parte delle donne di “superare” l’uomo o di invertire la situazione passando da vittime a opprimitrici (si, questa parola esiste davvero); di conseguenza il femminismo non va contro né gli uomini né le donne, tentando invece di liberarli da un contesto che è stato provato nuocere ad entrambi le parti. Con queste basi e partendo dal presupposto che le donne trans siano a tutti gli effetti delle donne (dire il contrario è transfobico nonché falso, in quanto l’identità di genere non è definita dal nostro apparato genitale) non ha senso coniare il termine transfemminismo, per due motivi: il primo risiede nel fatto che l’essere femminista non è prerogativa femminile, e anche ammesso che così fosse, ammettendo l’esistenza del transfemminismo, si ammetterebbe che le donne trans non siano vere donne e che quindi non possano seguire un movimento che è prerogativa femminile, delle “vere donne”, quelle “normali” e cisgender.

Quindi il transfemminismo è o transfobico o antifemminista, ovunque ci si volti.

Ci tengo a precisare che questa mia tesi non vuole in alcun modo negare la sofferenza delle donne trans in quanto minoranza, ci sono differenze dal punto di vista dei privilegi e delle discriminazioni tra le donne cisgender e non, ma non giustificano un movimento a parte volto a metterle in luce: questa disparità trova supporto già nel femminismo “tradizionale”. Inoltre se si considerano i già esistenti conflitti di genere tra gli uomini e le donne cisgender, mi risulta personalmente contro producente dividere ulteriormente le diverse fazioni in altre ancora più specifiche che a loro volta potrebbero entrare in un ulteriore conflitto. Per quanto mi riguarda femminismo è per tutti, e quando non lo è non è più femminismo.

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