Illustrazione di Sara Gironi

Un virus che ci ha tolto la libertà

L’emergenza del COVID-19 non sta solo causando la morte di migliaia di persone in tutto il mondo, ma sta anche cambiando radicalmente le abitudini di tutti noi.
Chi, per esempio, avrebbe mai immaginato, quel venerdì 21 febbraio uscendo da scuola, che non ci sarebbe più tornato?
Fermo restando che a me è sempre piaciuto andare a scuola, quando andarci era un qualcosa di banalissimo, lo vedevo quasi come un obbligo e sostenevo sempre di voler restare a casa; ora che sono a casa da più di un mese, sto iniziando a rendermi conto che non avrei mai veramente voluto stare a casa, perché andare a scuola mi piaceva veramente, riempiva il vuoto delle mie giornate colmandole con un senso di soddisfazione.
Seguire delle videolezioni a distanza non è come seguire le classiche lezioni in classe a cui tanto siamo abituati: distrarsi è molto più semplice, anche per coloro che in classe solevano prestare sempre attenzione, ed inoltre per i professori dev’essere molto difficile spiegare materie complesse ed articolate quali la matematica o la letteratura, che pur sembrando così diverse, sono accomunate dal bisogno di un reale rapporto tra docente ed alunno per poter essere insegnate al meglio.
Eppure non è questo ciò che più mi manca della scuola. In fondo, per quanto mi riguarda almeno, se voglio seguire la lezione posso seguirla in classe, così come posso seguirla in camera mia, in soggiorno, o volendo anche in bagno. Se magari invece non mi è ben chiaro un argomento o come eseguire un compito, grazie alla tecnologia ho la possibilità di chiedere ulteriori chiarimenti ad un prof o di confrontarmi con un compagno.
Ciò che più mi manca della scuola è lo svegliarmi presto alla mattina per avere il tempo di fare colazione, lavarmi e prepararmi per andare a prendere l’autobus; lo stare in pullman, con lo sguardo perso fuori dal finestrino, in mezzo alla folla ma rinchiusa nella mia dimensione grazie alle mie inseparabili cuffiette; l’arrivare a scuola e salutare compagni e professori; il girare per i corridoi in compagnia delle amiche, chiacchierando e mangiando patatine; lo sbattere per sbaglio contro ragazzi di altre classi, guardarsi negli occhi, accennare un sorriso e dire in contemporanea “scusa”; l’iniziare a pregare Zeus, Atena e tutti gli Dei dell’Olimpo prima delle verifiche, magari anche offrendo loro qualche merendina come sacrificio.
Quando si ritornerà a scuola, guarderò tutte queste piccole cose, che prima mi sembravano così banali, ovvie e scontate, forse anche fastidiose a volte, con occhi diversi; le guarderò con gli occhi di chi, non avendole più avute, si è reso conto di quanto queste piccolezze possano voler dire nella vita di un individuo.
Non vedo l’ora di tornare a prendere il pullman la mattina, senza avere paura di avvicinarmi troppo alle persone per non essere contagiata; non vedo l’ora di poter riabbracciare tutti i miei compagni, ma anche tutti i miei professori ai quali, nonostante il rapporto docente-studente non permetta molte dimostrazioni di affetto, voglio davvero tantissimo bene e sono davvero grata; insomma,non vedo l’ora riavere indietro la mia libertà.
Ciò che il Coronavirus mi ha insegnato è che non bisogna mai dare nulla per scontato e bisogna apprezzare ogni singola cosa, perché se dovesse capitare di essere privati di questa cosa, se ne sentirebbe enormemente la mancanza. Stessa cosa vale, a maggior ragione, per le persone: bisogna imparare a godersi ogni singolo momento con le persone che ci stanno intorno, che ci vogliono bene e a cui vogliamo bene; per quanto possa sembrare un pensiero negativo e pessimista, non sappiamo mai se ci sarà un domani, non sappiamo quando e se avremo mai la possibilità di passare ancora anche un solo istante con quelle persone. La vita è imprevedibile, e così anche la tanto temuta morte.
Noi tutti siamo soliti portare avanti campagne di attivismo per rivendicare i nostri diritti, la nostra libertà, ma esiste campagna in grado di sconfiggere la forza della natura? No, non esiste. Perciò, tutto ciò che possiamo fare è seguire le direttive che ci vengono dettate da chi più esperto di noi in materia e sperare, pregando che tutto possa tornare come una volta.
Nel frattempo però, molto importante è il non dimenticarsi mai di vivere, in modo da evitare di cadere in certi baratri senza fondo come l’ipocondria, l’ansia, o addirittura la depressione. Per quanto sia difficile bisogna riuscire ad esternarsi un po’ da tutto ciò che sta accadendo, ma senza diventare menefreghisti, attenzione! Bisogna sfruttare questo momento per approfondire la conoscenza di sé stessi e sviluppare le proprie passioni e i propri interessi. Ascoltare musica, scrivere, leggere, cucinare, suonare, guardare un buon film (attenzione a non diventare dei maniaci delle serie TV però!), dipingere, cantare, cucire, sono tutte delle ottime attività che tengono la mente impegnata e portano felicità in un momento così cupo e triste come quello che stiamo vivendo.
Stare in casa sicuramente non è affatto semplice, soprattutto per coloro che erano abituati ad uscire con gli amici, fare shopping, andare nei locali, incontrarsi a cene o aperitivi; quindi se non ci si dedica a nessun’altra attività che possa colmare il vuoto di queste giornate monotone, si rischia veramente di ammalarsi, se non addirittura fisicamente, di certo mentalmente. E vi posso assicurare che stare male con la propria mente, stare male con se stessi, fino ad arrivare a non provare più né gioia ma neanche tristezza, non avere più nessuna motivazione, nessuna passione, non trovare più piacere in niente, sentirsi sempre stanchi, svogliati e inutili, non è assolutamente cosa da sottovalutare…
Ciò che rimarrà in noi, nei nostri cuori, nel nostro animo, quando tutto questo sarà finito, è innanzitutto la consapevolezza che niente è per sempre e che dinnanzi alla forza della natura siamo tutti uguali; dimostreremo maggiore apprezzamento a tutto quello che la vita e la società ci offre; ogni qualvolta abbracceremo una persona lo faremo con tutto il nostro affetto, come se non dovessimo vederla più per un lungo, lunghissimo periodo; e infine, ci renderemo finalmente conto di quanto sia doloroso e faticoso essere privati di gran parte dei nostri diritti, di quasi tutta la nostra libertà, e forse questo ci porterà a non toglierla più ad altri ed essere più comprensivi ed empatici gli uni verso gli altri.


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