Paesi e Coronavirus

Sappiamo come si è comportata l’Italia per contrastare la diffusione del Coronavirus, ma quali sono stati gli atteggiamenti degli altri paesi nei confronti di questa emergenza sanitaria?

 

Algeria

In Algeria l’emergenza covid-19 continua ad estendersi.

Il 25 Febbraio, l’Algeria conferma il suo primo caso di sindrome respiratoria acuta grave coronavirus -2, un uomo italiano arrivato il 17 Febbraio. Il 28 Febbraio l’Algeria lo espelle in Italia, tramite un volo speciale dall’aeroporto di Hassi Messaoud, dove viene sottoposto a quarantena. Purtroppo però è solo il 31 Marzo 2020, dopo che il paese arrivò a 584 casi di contagio confermati e 35 decessi che le autorità iniziano a imporre nuove misure, come ad esempio il coprifuoco ad Algeri e la chiusura totale di Blida, il focolaio del coronavirus. È proprio in questa città che le tensioni sociali diventano più forti.

Gli ospedali sono affollati a causa dei tanti malati di coronavirus da gestire e la mancanza di dispositivi di protezione individuali, come ad esempio mascherine, guanti, soluzioni disinfettanti per le mani e camici protettivi, rendono la situazione ancora più dura. Per denunciare questa situazione, parte del personale di uno degli ospedali in prima linea nell’emergenza, quello di Frantz Fanon, decide di scioperare.

Una delle responsabili, Khedidja Bessedik, in un post su Facebook esprime tutta la frustrazione con cui devono convivere in questo periodo di emergenza: “ I nostri addetti alla rianimazione stanno scioperando perchè non hanno nessun presidio di protezione contro il Covid-19. Dove sta lo Stato? Dov’è il ministero della salute? Dove sono le 50 milioni di mascherine promesse dal presidente?”.

Nei giorni scorsi il presidente Tebboune ha proposto di stanziare 91 milioni di euro proprio per acquistare dall’estero questi materiali, ma anche per importare macchinari e strumenti per le analisi cliniche. Il governo è però incerto nel decretare l’isolamento per tutto il territorio nazionale: Solo Blida è infatti zona rossa.

Finora l’Algeria è il paese africano con il maggior numero di vittime da coronavirus, gli esperti collocano infatti il paese africano tra i meno preparati a rispondere a una crisi sanitaria a causa delle deboli infrastrutture sanitarie del paese che unite ad una economia disastrosa, potrebbe rendere per l’Algeria difficile sopravvivere e riprendersi dal virus.

Al momento il paese nord-africano ha 8.857 casi di contagio confermati e 623 vittime, raggiungendo in questo modo un tasso di mortalità del 15%.

Australia

In Australia i casi positivi ai test di coronavirus totali hanno raggiunto circa 7.131. La  pandemia di coronavirus è stata confermata per aver raggiunto l’Australia il 25 gennaio 2020 a Victoria, quando un uomo di ritorno da Wuhan, in Cina, è risultato positivo.

I confini australiani sono stati chiusi a tutti i non residenti il ​​20 marzo e il 21 marzo sono state imposte le regole di distanziamento sociale e i governi statali hanno iniziato a chiudere i servizi “non essenziali”. I “servizi non essenziali” includevano luoghi di incontro sociale come pub e club, ma a differenza di altre giurisdizioni restavano fuori la maggior parte delle operazioni commerciali come l’edilizia, la produzione e moltissimi negozi.

Dopo che queste misure di prevenzione sono state prese i casi sono stabilizzati a circa 350 al giorno per poi iniziare a diminuire a 25 al giorno all’inizio di Aprile.

Austria

Dopo l’iniziale sottovalutazione e la poca informazione sul COVID-19, soprattutto sulle tv statali e nei discorsi dei politici mirati a tranquillizzare la popolazione, il 16 marzo l’Austria prende le prime misure di contenimento. Il premier Sebastian Kurz e il governo non si sono mossi in anticipo, questo lo confermano i dati dei contagi. Attualmente sono 16.496 i casi, 15.182 i guariti e 643 i decessi.

Il primo focolaio individuato si trova in una località sciistica del Tirolo e i primi contagiati sono stati due italiani provenienti dalla Lombardia.

Le misure adottate sono simili a quelle italiane: sono rimasti aperti solo i responsabili di beni di prima necessità e nei supermercati e sui mezzi è necessario coprire naso e bocca, le passeggiate sono permesse solo con il proprio nucleo familiare e con un massimo di 5 persone.

I casi hanno cominciato a diminuire il 31 marzo e poco dopo sono stati riaperti i piccoli negozi.

Si sta iniziando a pensare a dei test su tutta la popolazione e ad un’applicazione per tracciare le persone, oltre che all’obbligo, con la graduale riapertura, di portare la mascherina fuori casa.

 

Brasile

Il Brasile ha registrato 396.000 contagiati, 160.000 guariti e 24.746 decessi.

Il 25 febbraio si è saputo il primo caso affetto da COVID-19: un uomo di San Paolo (capitale del Brasile), che si era recato in Lombardia.

Jair Bolsonaro, da settimane sta minimizzando l’emergenza: ha criticato le restrizioni imposte dai governatori dei vari stati del paese e ha invitato i brasiliani a tornare al lavoro.

Si è reso contrario alla chiusura di spazi pubblici, scuole e attività commerciali dicendo che sarebbe passata in fretta, che le vite devono continuare e il lavoro deve andare avanti.

Così, a causa di divergenze con il presidente Jair Bolsonaro sulla gestione dell’emergenza coronavirus, Luiz Henrique Mandetta, il ministro della Salute del Brasile è stato rimosso dal suo incarico.

Canada

Il coronavirus è ufficialmente approdato in Canada il 27 gennaio 2020 ma solo dal 23 marzo sono state consigliate le misure precauzionali per evitare un’ulteriore diffusione del virus e il 16 marzo è stata annunciata una parziale chiusura delle frontiere (non valeva per gli Stati Uniti d’America), trasformata in totale il 18 dello stesso mese.

Il 19 maggio 2020 i casi confermati sono 87.482, i guariti 46.074 e i morti 6.760.

Cina

È proprio qui, in particolare a Wuhan, che l’epidemia è incominciata, infatti il coronavirus ha iniziato a diffondersi dal dicembre del 2019 raggiungendo più di 210 nazioni del mondo.

I primi casi hanno coinvolto principalmente lavoratori del mercato di Wuhan in cui si vendevano pesce e altri animali, anche vivi. Gli scienziati sono riusciti a identificare il nuovo virus solo nel gennaio del 2020. Il 1º gennaio 2020 sono state prese le prime misure di contenimento, infatti  le autorità hanno disposto la chiusura del mercato e l’isolamento di coloro che presentavano segni e sintomi dell’infezione.

Sempre nel tentativo di ostacolare il tentativo di diffusione del virus, le autorità cinesi hanno imposto, a partire dal 23 Gennaio 2020, anche una quarantena per la città di Wuhan. Aerei, autobus e metropolitane sono stati sospesi a tempo indeterminato, insieme alle riunioni su larga scala, e i viaggi di gruppo sono stati proibiti. In seguito queste misure sono state estese anche ad altre 15 città della provincia di Hubei il 24 Gennaio.

L’auto isolamento a casa è stato raccomandato per coloro a cui è stata diagnosticata il Covid-19 e per coloro che sospettano di essere stati infettati. Coloro che hanno recentemente viaggiato in un paese con contagio diffuso o che sono stati in diretto contatto con qualcuno a cui è stata diagnosticato il COVID-19 sono stati invitati da alcune agenzie sanitarie dei governi a mettersi in quarantena o praticare l’allontanamento sociale per 14 giorni dal momento dell’ultima possibile esposizione.

In questo momento i casi totali sono più di 82.993, le guarigioni 78.280 e le morti 4.634.

Corea del Sud

La Corea del Sud è uno dei paesi con il maggior numero di contagi.

I casi risalenti al 27 maggio sono 11.265, 10.295 guariti, i decessi 269.

Il 16 aprile in Corea del Sud 141 persone considerate guarite sono risultate nuovamente positive al coronavirus.

Gli esperti affermano di non sapere il motivo per cui i guariti risultino nuovamente positivi e che stanno effettuando ricerche a riguardo.

Si pensa che i test siano stati inefficaci, ma è considerato improbabile che ci si possa nuovamente contagiare di covid-19 subito dopo esserne guariti.

La Corea del Sud ha preso delle precauzioni sin da subito.

Ogni settimana ciascun cittadino può fare affidamento su due mascherine, recandosi in farmacia con la carta d’identità; tutti i cittadini coreani utilizzano un’applicazione, nella quale, attraverso la geolocalizzazione, si può sapere se le persone che si incrociano sono affette da coronavirus; inoltre vengono fatte stazioni mobili per il test, visite nelle abitazioni, e punti di controllo in strada agli automobilisti, infatti è il paese con il maggior numero di test.

 

Egitto

Il primo caso di Coronavirus in Egitto risale al 14 Febbraio, quando un cittadino cinese venne fermato all’Aeroporto Internazionale del Cairo. Il paziente venne messo in quarantena in ospedale e successivamente sono state adottate misure preventive per monitorare coloro che sono entrati in contatto con il paziente in questione, ma sono risultati tutti negativi.

Le autorità hanno ordinato la chiusura dei parchi pubblici in tutta la nazione e hanno affermato che  il trasporto pubblico riprenderà, quando gli egiziani celebreranno la tradizionale festa di Sham El Naseem con picnic. Anche il viaggio tra le province negli autobus turistici sarebbe vietato durante il giorno. Spiagge, siti storici e musei sono stati chiusi dal mese scorso come parte di un pacchetto di misure che includeva la chiusura delle scuole, delle università, delle moschee e delle chiese, nonché l’arresto dei viaggi aerei internazionali. Per il momento il paese ha raggiunto 18.756 casi di contagio confermati, 5.027 guarigioni e 797 morti.

Francia

La pandemia in Francia è iniziata il 24 gennaio 2020, il primo caso riguarda un uomo franco-cinese proveniente dalla Cina.

I dati registrati, risalenti al 19 maggio, contano 146.000 contagiati, 66.584 guariti e 28.596 deceduti. La prima morte per COVID-19 è avvenuta il 14 febbraio, si trattava di un turista cinese ricoverato in ospedale a Parigi dal 28 gennaio.

Le misure intraprese, in un primo momento, sono state poste solo ai soggetti rientrati da zone considerate a rischio.Dal 16 marzo la Francia ha preso provvedimenti più restrittivi,simili all’Italia: sono state chiuse le scuole, è stato raccomandato il telelavoro e sono stati vietati assembramenti.

I dati in Francia sono minori rispetto l’Italia, perché in Italia non è stato identificato il paziente 0 e perché i test vengono somministrati a meno persone. In Francia infatti i test vengono sottoposti solo a chi ha sintomi respiratori e viene da zone a rischio.

Germania

Il coronavirus è arrivato in Germania il 27 gennaio 2020. Il 26 febbraio è stata avviata la chiusura di scuole, piscine, biblioteche e municipi. L’aeroporto militare di Colonia-Wahn è stato temporaneamente chiuso.

Il 15 marzo è stato annunciato un aumento di controlli alle frontiere. Dal 22 marzo sono vietate le riunioni di più di due persone e sono richieste una distanza minima di 1,5 metri tra le persone in pubblico, eccetto tra le famiglie, coppie o persone che vivono sotto lo stesso tetto. Al 19 maggio 2020 i casi positivi sono 181.000, le guarigioni 164.000 ed i morti 8.431.

Giappone

Il primo caso di Coronavirus in Giappone è stato confermato tra il 10 e il 15 gennaio 2020. Dato che nell’estate 2020 si sarebbero dovute svolgere le Olimpiadi di Tokyo, il governo giapponese ha annunciato varie restrizioni per contenere il virus.

Il 2 marzo sono state chiuse le scuole per prevenire un’ulteriore diffusione. A causa del veloce incremento di casi il 31 marzo è stata dichiarata situazione di emergenza.  In data 27 maggio i casi confermati sono 16.662, i guariti sono 13.810 e i morti sono 862.

Grecia

In Grecia attualmente i contagiati sono 2.892, 1.374 i guariti e 173 i decessi. Il 27 febbraio si ebbe notizia del primo contagiato, una donna di Salonicco proveniente dal Nord Italia.

Dopo il primo caso la Grecia ha fatto entrare in vigore delle misure di sicurezza: sono state chiuse scuole, università, uffici, bar e luoghi pubblici e sono state vietate le manifestazioni. Questo non basta per affermare il motivo per il quale la Grecia ha così pochi contagi, avendo come l’Italia un’alta percentuale di anziani (21,3% over 65).

I tamponi inizialmente sono stati fatti solo a chi veniva dall’estero, non vengono effettuati test a tappeto e dopo la morte, non risultano quindi nelle statistiche. Il paziente soggetto a coronavirus viene seguito dal medico di famiglia, facendo tutto il possibile per non arrivare in ospedale.

Marocco

A distanza di un mese dalla comparsa del primo caso di Covid 19 in Marocco attraverso un cittadino marocchino tornato dall’Italia, il regno si può dire in grado aver reagito anticipatamente alla diffusione del Covid 19 fornendo al suo mercato interno mascherine e test, grazie alle esperienze dei paesi più colpiti dall’epidemia.

A tutt’oggi si registrano 7.584 casi di contagio e 202 morti. I primi quindici casi registrati riguardano viaggiatori provenienti dalla Spagna, dalla Francia o dall’Italia.

Tra i primi provvedimenti adottati, il 16 marzo le scuole e le università sono state chiuse, ancora quando il paese registrava 37 casi di virus e un solo decesso, e l’obiettivo delle autorità è stato innanzitutto quello di non sovraccaricare le strutture sanitarie, dal momento che il paese ha un terzo dei letti di terapia intensiva rispetto alla Spagna: attualmente sono tremila, e si lavora per portare questa cifra a cinquemila nei prossime giorni.

Dal 23 marzo la Cina ha consegnato apparecchiature mediche al Marocco, mentre le fabbriche del paese riescono a produrre cinque milioni di mascherine protettive al giorno.

Dal 7 aprile indossare una mascherina è obbligatorio per chiunque sia autorizzato a viaggiare, e i produttori nazionali forniscono maschere ai negozi locali a prezzi controllati (8 centesimi per unità). Tra pochi giorni inizierà inoltre una massiccia campagna di test, in particolare grazie alla recente consegna di duecentomila tamponi dalla Corea del Sud.

Oltre alle attività di sollecito alla popolazione a rimanere a casa, i veicoli delle forze dell’ordine pattugliano le strade per favorire il rispetto delle regole. Il futuro racconterà se questa azione “muscolare” sarà ripagata per aver limitato la diffusione dell’epidemia.

Il Marocco è stato in grado di mettere in campo misure per prevenire le conseguenze economiche e sociali a causa del Covid 19. Per decisione del re Mohammed VI a metà marzo è stato istituito uno speciale “Fondo Covid 19”, alimentato da donazioni da tutte le istituzioni pubbliche del paese, nonché da grandi aziende private, da singoli cittadini e dallo stesso monarca, iniziativa che ha permesso di raccogliere dall’inizio di aprile più di 3 miliardi di euro (l’equivalente di 3% del PIL). Queste somme saranno utilizzate, come nei paesi europei, per finanziare la sospensione degli oneri sociali che gravano sulle società e per concedere ulteriori linee di credito bancarie garantite dallo Stato. A questo si aggiunge la sospensione delle scadenze dei prestiti bancari ai singoli fino alla fine di giugno. I marocchini legati alla previdenza sociale riceveranno fino alla fine di giugno duemila dirham al mese (190 euro) equivalenti al 75% del salario minimo.

Dal punto di vista informatico il Marocco presenta un’innovazione rispetto agli altri paesi africani: mediante una semplice identificazione tramite SMS i milioni di piccoli imprenditori affiliati o non affiliati al sistema di assistenza medica saranno in grado di beneficiare di un sussidio mensile di sussistenza di almeno 1.200 dirham (110 euro). I 280 milioni di euro attualmente mobilitati consentono di aiutare 3,7 milioni di persone.

Certamente il grande impegno di flusso finanziario messo in campo potrebbe limitare il danno economico e sociale più che altrove.

Infine il re ha deciso di graziare di 5.654 detenuti per evitare che la pandemia si diffondesse nei centri di detenzione.

Messico

I primi casi confermati sono del 28 febbraio 2020: le persone che sono risultate positive erano state in Italia, più precisamente a Bergamo. Dal 15 marzo sono state prese misure di sicurezza: bisogna stare in casa ed avere meno contatti possibili con le altre persone, le scuole sono state chiuse e chi ne ha la possibilità lavora da casa, ma si può comunque uscire per una passeggiata o un giro in bici in autonomia. In data 27 maggio i casi confermati sono 74.560, le persone guarite 52.219 ed i morti 8.134.

Norvegia

La pandemia è iniziata in Norvegia il 26 febbraio 2020 e i casi si sono moltiplicati durante tutto marzo. Il 12 marzo si è verificata la prima morte e sono state applicate le prime misure di distanziamento tra le persone. Il 13 di marzo l’aeroporto di Oslo poteva solo venire utilizzato come scalo oltre che come aeroporto interno e il 16 marzo sono state chiuse tutte le frontiere. Dal 19 marzo non si può più uscire dal proprio comune e stare nelle seconde case per non appesantire il sistema sanitario della parte più rurale del paese. Il 27 maggio 2020 i casi confermati sono 8.383, i guariti 7.727 e i morti 236.

Polonia

I casi registrati in Polonia sono 22.303 contagiati, 10.330 guariti, 1.025 decessi.

Il 4 marzo si è saputo che il primo caso a essere stato contagiato da COVID-19 è stato un uomo ricoverato in ospedale a Zielona Góra.

Il 10 aprile nonostante il divieto di tenere manifestazioni pubbliche, il governo polacco ha violato le sue stesse restrizioni.

Infatti ha partecipato a una cerimonia per ricordare i dieci anni dell’incidente aereo che il 10 aprile 2010 a Smolensk, in Russia, causò la morte di Lech Kaczyński, presidente polacco, e di altre 95 persone.

Regno Unito

I primi casi di covid-19 nel Regno Unito risalgono al 31 gennaio 2020: due turisti che alloggiavano a York sono risultati positivi e subito sono state diffuse informazioni e precauzioni per il coronavirus. Dopo la conferma di altri casi, il 10 febbraio è stato pubblicato il regolamento Health Protection (Coronavirus) Regulations 2020, che contiene la strategia che il Regno Unito avrebbe usato contro la diffusione del virus.

Le misure erano però leggere in quanto sino alla metà di marzo il governo guidato da Boris Johnson aveva adottato la strategia dell’immunità di gregge, disposto a sacrificare la vita di una parte della popolazione per rendere immune chi sarebbe sopravvissuto e non far affondare l’economia del paese. Dato l’aggravarsi della situazione però il 14 marzo sono stati vietati gli aggregamenti nel fine settimana ed infine il 20 marzo è stata imposta la chiusura di pub, ristoranti, strutture sportive e ricreative e scuole (a parte per chi non aveva la possibilità di rimanere a casa).

Il 23 marzo, Boris Johnson, con un discorso alla nazione, ha annunciato la restrizione delle misure: sarebbe stato concesso uscire dalla propria casa solo per andare a fare la spesa o in farmacia, per visite mediche non rimandabili e per andare al lavoro (nel caso non fosse possibile svolgerlo da casa). Inoltre si sarebbe potuti uscire per praticare sport una volta al giorno e solo con i propri coinquilini o per fornire cure alle altre persone. Tutti gli assembramenti sono stati vietati tranne i funerali e le scuole sono state definitivamente chiuse.

Il 5 aprile il primo ministro del Regno Unito Boris Johnson è stato portato in ospedale in quanto aveva contratto il coronavirus e il 12 aprile, dopo essere stato sottoposto a terapia intensiva, è stato dimesso.

In data 19 aprile 2020 i casi confermati sono 267.000 e i morti 37.460.

Russia

Gli ospedali a Mosca rischiano di scoppiare.

Per questo dal 14 aprile il sindaco Sobyanin ha imposto a tutti l’uso di un’app sulla quale bisogna registrare i motivi di qualsiasi uscita di casa con mezzi di trasporto. Grazie a un codice, la polizia è in grado di controllare chiunque.

Georgij, un paziente dell’ospedale di Mosca, ha descritto come catastrofica la situazione in pronto soccorso: «Gente ammassata, con ambulanze in arrivo ogni cinque minuti. Medici e infermieri lavorano come in tempo di guerra».

La Russia registra 371.000 contagiati, 142.000 guariti e 3.968 decessi.

Putin, presidente della Federazione Russa, sta anche aiutando l’Italia a combattere questa epidemia, mandando da Mosca otto squadre di medici specializzati (aventi ognuna 10 medici e un anestesiologo) e molto materiale: migliaia di mascherine, tamponi, tute protettive per i sanitari, ma soprattutto decine di ventilatori che sono fondamentali nelle terapie intensive.

Ambulanze in coda a Mosca

Spagna

In Spagna l’epidemia inizia a manifestarsi il 31 gennaio 2020 dopo che un turista tedesco è risultato positivo al virus. A partire dal 25 febbraio i contagi cominciano ad aumentare rapidamente, specialmente a Madrid, dove gli ospedali pullulano talmente tanto di contagiati che alcuni dei pazienti si ritrovano a dover dormire per terra in quanto i posti non sono sufficienti.


Il 17 aprile 2020 la Spagna si ritrova ad essere il secondo paese per casi totali dopo gli Stati Uniti dopo aver raggiunto un numero di 188.068 casi positivi ai test.

Lo stato di emergenza è stato dichiarato il 17 marzo 2020 e il governo socialista spagnolo ha mobilitato l’esercito e ha disposto la chiusura di scuole, università, negozi, bar, ristoranti e qualsiasi luogo aperto al pubblico. I movimenti sono rimasti consentiti soltanto per recarsi al lavoro, nei centri di cura o dal medico, o per acquistare generi di prima necessità, quali cibo e medicinali. Per l’emergenza sono stati chiamati a lavorare gli studenti del quarto anno di medicina e i produttori di materiali sanitari di consumo e dei dispositivi di protezione individuali sono stati obbligati a dichiarare la loro disponibilità e a mettersi al servizio delle autorità pubbliche, a pena di una sanzione pecuniaria. La polizia di Madrid invece ha utilizzato dei droni con telecamere per diffondere radiomessaggi di allerta alla popolazione civile.

Sud Africa

Il primo caso confermato in Sudafrica risale al 5 marzo 2020 e solo 10 giorni dopo, il 15 marzo, viene dichiarato lo stato di emergenza nazionale. Il 18 marzo vengono chiuse le scuole e le frontiere mentre il 23 marzo viene dichiarato che l’isolamento dell’intero paese sarebbe cominciato il 26 marzo. Il 12 maggio 2020 i casi confermati sono 24.264, i guariti 12.741 e le morti 524.

USA

Negli Stati Uniti i tamponi effettuati superano i 3 milioni e i positivi ai test risultano essere 1.72 Mln circa. La pandemia ha raggiunto gli Stati Uniti il 21 Gennaio 2020 e il primo paziente che ha contratto il coronavirus negli Stati Uniti è un uomo le cui condizioni vengono descritte come stabili. L’uomo è arrivato negli Stati Uniti prima dell’avvio da parte delle autorità sanitarie federali di controlli sui viaggiatori in arrivo dalla città cinese di Wuhan, focolaio dove si è diffuso il virus, negli aeroporti internazionali di Los Angeles, San Francisco e New York.

Purtroppo però in questo paese la sanità risulta essere a pagamento e di conseguenza anche i tamponi costano. Il loro prezzo oscilla a seconda dei casi dai 1000 ai 4000 dollari costringendo in questo modo molte persone a rinunciare all’assistenza sanitaria ostacolando così la prevenzione della diffusione del virus. L’Unità operativa del Coronavirus della Casa Bianca è stata istituita il 29 gennaio. Due giorni dopo, l’amministrazione Trump ha dichiarato un’emergenza per la salute pubblica e annunciato restrizioni ai viaggiatori che arrivavano dalla Cina.

Dal 19 marzo 2020, il Dipartimento di Stato ha consigliato ai cittadini statunitensi di evitare tutti i viaggi internazionali. Le risposte statali e locali allo scoppio hanno incluso i divieti e la cancellazione di raduni su larga scala, la chiusura di scuole e altre istituzioni educative, la cancellazione di fiere, convegni e festival musicali e la cancellazione e la sospensione di eventi sportivi e leghe.

 

Articolo di Chiara Cardella, Yara Amigoni, Lamyae Lamghali.

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