Il mondo che vorrei

Tutti i giorni dovrebbero essere il 25 Novembre, tutti i giorni dovrebbero essere “Contro la violenza sulle donne”

Siamo nel 2020, abbiamo imparato a scrivere circa 5000 anni fa, abbiamo costruito imperi, abbiamo inventato strade, costruito ponti, fatto guerre; 528 anni fa siamo approdati in un nuovo continente, 231 anni fa abbiamo lottato per uguaglianza, fraternità e libertà. Siamo andati sulla Luna, abbiamo costruito robot e intelligenze artificiali, eppure non siamo ancora riusciti ad ottenere l’equità tra uomo e donna. È un concetto basilare che continua a sfuggirci, purtroppo.

Secondo l’articolo 3 della nostra Costituzione tutte le persone sono uguali davanti alla legge, indipendentemente da colore della pelle, sesso, orientamento sessuale. Se sono uguali davanti alla legge perché non sono uguali davanti a ciascuno di noi? Oggi sono qui a dire che vorrei vivere in un mondo migliore, un mondo nel quale la migliore astronauta italiana non si sia ritirata perché a lei è stato preferito un uomo, che non ha passato il test dell’Esa,  con minori competenze e per giunta più pagato. Vorrei vivere in un mondo in cui la prima domanda a una vittima di stupro non fosse “come eri vestita?” In un mondo in cui posso farmi una passeggiata alle 10 di sera per schiarirmi le idee da sola, senza sentire il cuore battere all’impazzata ogni volta che qualcuno incrocia i miei occhi in una strada o è sul mio stesso marciapiede. Vorrei vivere in un mondo in cui non ci sia bisogno di telefonare ad un’amica alle 6.50 del mattino mentre si va alla fermata dell’autobus e c’è ancora buio. Un mondo che sappia che no, vuol dire NO. Un mondo che insegna ai figli a non stuprare e a rispettare le donne, e non alle figlie come difendersi. In fondo ci dicono da sempre che siamo nate per procreare, siamo nate dall’uomo e per l’uomo (Bibbia), che siamo il sesso debole, che siamo quelle che si innamorano e gli uomini quelli che hanno un successo professionale. Vorrei un mondo in cui un uomo possa lasciare il lavoro per la famiglia senza essere chiamato un “Mammo”, un mondo in cui una donna possa decidere che non vorrà mai un figlio perché ha altre priorità senza essere etichettata una “non donna”.Vorrei una società che non si aspetta il peggio dall’uomo e la sopportazione dalla donna. Se è anche solo uno schiaffo perché è ubriaco, non è amore, voltati e vai via.

E invece siamo costantemente spinte ai punti di non ritorno, al limite. Chi lo fa per non spezzare una famiglia, chi con la speranza che cambierà,  chi con l’illusione dell’amore.

E così arriviamo a 93 femminicidi in un anno, di cui 2 proprio oggi. 93 volte che un uomo ha avuto la pretesa di togliere la vita a colei che la porta. 93 volte che il nostro NO è rimasto strozzato in gola, 93 volte che qualcuno si è elevato a essere superiore, capace di decidere chi vive e chi muore. 93 vite spezzate, tra loro c’era chi aveva dei sogni, chi voleva una carriera, chi voleva un figlio, chi invece già ne aveva. E nessuna di queste era felice. E adesso i loro sogni , i loro desideri sono volati via e non si realizzeranno mai, non faranno mai più progetti per il futuro.

Ma noi siamo ancora qui, tutti. Realizziamo il più profondo dei loro desideri, costruiamo un mondo migliore in cui davvero possiamo essere uguali, in cui possiamo essere noi stessi, in cui un uomo può piangere e una donna viene rispettata come pari. Glielo dobbiamo.

Giulia Meo

 


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