Un seme di speranza

Molte cose sono cambiate da quel 21 di Febbraio, quando tutte le nostre certezze sono state spazzate via dall’inaspettata minaccia del Covid-19.
È cambiato il modo in cui usciamo di casa, oltre all’orario in cui lo facciamo, è cambiata la nostra concezione di “stare insieme”, che adesso comprende anche uno schermo; ma una delle cose che più ha cambiato noi è stata la diversa modalità di fare scuola. Se un anno fa ci avessero proposto di fare “scuola da casa”, saremmo stati immensamente entusiasti, tutti. Ma ora abbiamo bene in mente cosa perdiamo, ascoltando le lezioni dietro quello schermo. Abbiamo dovuto cambiare e abbandonare parecchi progetti iniziati in classe lo scorso anno e quasi ci siamo dimenticati le nostre piante di ciliegio.
Un anno fa, il nostro professore di Scienze ci aveva proposto un simbolico progetto: coltivare delle piante di ciliegio antiche nel nostro giardino scolastico. Come non molti sanno, le varietà di frutta e ortaggi tradizionalmente coltivati sono molto più numerose di quelle vendute al supermercato. Infatti quelle che finiscono sulla nostra tavola sono il risultato di molte e accurate selezioni: sono le mele più rosse o le ciliegie più belle, che soddisfano tutti i canoni prestabiliti e soprattutto invogliano il consumatore. Tecnicamente vengono chiamate piante ibride o F1, geneticamente uniformi cioè con lo stesso patrimonio genetico. Ma se un giorno arrivasse una determinata malattia (ormai abbiamo capito che non è un evento così improbabile) che colpisce solo il tipo di ciliegia che vendono sui banchi del supermercato? Ci ritroveremmo senza quel tipo di frutto.
Negli anni ‘50 una epidemia interessò le piante di banana, tutte dello stesso cultivar, causandone l’estinzione. Le banane che troviamo oggi sulle nostre tavole sono ora appartenenti a una nuova cultivar chiamata Cavendish e sono tra loro geneticamente identiche, dei cloni.
Proprio per evitare questa situazione e per preservare la biodiversità la Svalbard Global Seed Vault (una banca che contiene tutti i semi) fornisce una rete di sicurezza contro la perdita accidentale del “patrimonio genetico tradizionale” delle sementi. Le varietà locali rappresentano infatti il principale materiale genetico di base per la costituzione di nuove cultivar o per il miglioramento di quelle esistenti.

Ma in che modo noi, studenti del Liceo Primo Levi, possiamo contribuire a preservare questa biodiversità? La risposta è rappresentata da questo progetto. Abbiamo comprato 3 piante di ciliegio da Maioli-frutti antichi, una piattaforma che si impegna da anni a recuperare e vendere varietà antiche e in via di estinzione di frutta e verdura, affinché siano trapiantate e continuino a sopravvivere. Una volta ordinate, le nostre piante sono arrivate da noi, ma purtroppo l’inizio della pandemia ha ritardato il trapianto… di quasi un anno!
In questo lungo periodo le nostre piante hanno soggiornato a casa del nostro professore, che se ne è preso cura fino al trapianto, avvenuto l’ultima settimana di dicembre, in occasione del Solstizio d’inverno.
Per essere sinceri, quando abbiamo ordinato i ciliegi ci immaginavamo di piantarli tutti insieme nel giardino della scuola, ma le cose sono andate diversamente. In 2 piccoli gruppi da circa 5 persone siamo andati a scuola, con le mascherine, i guanti e tenendoci a distanza, mentre il resto della classe seguiva collegato su Google Meet. Le cultivar che abbiamo scelto sono: Gioconda, Fior di Maggio e Montagnina, tutte varietà precoci che dovrebbero fruttificare entro la prima metà di Giugno.
Con la supervisione del nostro prof abbiamo iniziato a scavare e alzato una zolla di terra, armati di vanghe e buona volontà, e successivamente abbiamo interrato la pianta, insieme ad un sostegno di legno per facilitarne la crescita e uno di plastica per proteggerla da roditori e giardinieri. Infine abbiamo coperto nuovamente la pianta con la terra e concimato. I nostri compagni che abitano nelle aree limitrofe si sono impegnati a dare acqua al ciliegio e cercare di preservarlo da eventuali intemperie.

Il nostro desiderio è di mangiare quelle ciliegie tutti insieme, seduti sul prato del nostro giardino, sorridendo e guardandoci negli occhi, raccontando le storie di quello strano anno 2020.
Che questo possa essere un atto simbolico di una nuova vita e speriamo di rinascita dopo questo lungo e difficile periodo. Sarà il germoglio della nostra speranza e sta a noi continuare a farlo crescere, accudirlo e aiutarlo a sbocciare.

Giulia Meo

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Commenti

Una replica a “Un seme di speranza”

  1. Avatar Margaret
    Margaret

    Credo sinceramente che il vostro progetto sia meraviglioso e sono certa che tutto tornerà a rifiorire soprattutto se voi giovani continuerete a coltivare, con impegno e passione,valori condivisi fondamentali per il benessere di tutti.
    Complimenti!

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